In casa Juventus il nodo Yildiz continua a tenere tutti con il fiato sospeso e le parole di Spalletti hanno riacceso un’ansia che sembrava sopita.
Alla Continassa l’aria è tutt’altro che serena. I risultati, a tratti, danno segnali incoraggianti, le prestazioni spesso lasciano intravedere qualcosa di buono, però il problema di fondo resta e si percepisce chiaramente anche tra i tifosi. C’è una sensazione diffusa, quasi una tensione costante, che ruota attorno a un tema preciso e delicato. Non è solo una questione tecnica o tattica, infatti, ma qualcosa che tocca identità, personalità e prospettive future. La Juventus sta cercando di ritrovare se stessa e nel farlo si aggrappa al suo talento più luminoso, con la consapevolezza che non basta nominarlo per risolvere tutto.
Le dichiarazioni di Luciano Spalletti, arrivate in un momento già carico di aspettative, hanno fatto rumore. Il tecnico ha parlato apertamente della mancanza di elementi di personalità, di giocatori capaci di prendersi la squadra sulle spalle quando le cose si mettono male. Un’analisi lucida, senza ombra di dubbio, che però ha colpito nel segno perché va dritta al cuore del problema bianconero. Oggi la Juventus ha talento, ma non sempre ha leadership, e questo squilibrio pesa come un macigno soprattutto nei momenti decisivi della stagione.
Yildiz: allarme Juve
Il percorso di Kenan Yildiz, che rappresenta molto più di una semplice promessa. Il rinnovo del talento turco fino al 2030 è stato celebrato in grande stile, con un video carico di simboli e richiami alla storia bianconera. Una scelta comunicativa tutt’altro che casuale. Su quella panchina custodita al JMuseum, infatti, si consumò uno dei momenti più iconici della Juventus moderna, con Boniperti e Del Piero seduti insieme a parlare di Juve. Due figure che incarnano meglio di chiunque altro il concetto di juventinità, fatta di qualità, longevità e senso di appartenenza.
Quel passaggio di testimone ideale richiama una frase che per anni ha guidato il club come una bussola: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Un mantra che Boniperti pronunciava e che Del Piero ha fatto suo, portandolo in campo e fuori. Negli ultimi anni, però, quella mentalità si è un po’ smarrita tra i corridoi della Continassa. La Juventus ha attraversato stagioni complicate, cambi di rotta, rivoluzioni incomplete, perdendo pezzi della propria identità più profonda.

La Juve punta forte su Yildiz ma lui da solo non basta (Foto IG @kenanyildiz_official -cristianolucarelli.it)
Yildiz, per atteggiamento e mentalità, sembra avere le basi giuste per diventare il simbolo di una rinascita. Ha mostrato personalità, dedizione e una fame che ricorda, per certi versi, il giovane Del Piero. La differenza, però, è evidente. Alex agli inizi si inserì in un gruppo pieno di campioni affermati, in una squadra che sapeva esattamente come vincere. Yildiz, invece, si trova a essere una stella in un contesto ancora in costruzione, dove spesso gli viene chiesto di fare più di quanto sia normale per la sua età.
Il rinnovo fino al 2030 è un atto di fiducia reciproca. Il turco ha scelto la Juventus, credendo nel progetto e nel futuro del club. Però sarebbe ingenuo pensare che questo basti. Se la Juve non torna grande, se non torna davvero competitiva e in grado di lottare per obiettivi importanti, il rischio è evidente. Una stella, per quanto legata alla maglia, prima o poi è costretta a guardarsi intorno. Non per mancanza di amore, ma per ambizione.
Ed è qui che il problema Yildiz, in realtà, non è ancora risolto. Non basta blindarlo contrattualmente, serve costruire intorno a lui una squadra forte, strutturata, con giocatori di personalità che sappiano reggere la pressione. Solo così il talento turco potrà crescere senza bruciarsi e diventare davvero il volto della nuova Juventus. Fino a quel momento, l’ansia resterà palpabile e la sensazione è che il vero lavoro, quello più difficile, debba ancora cominciare.








